Wonderstore, la startup italiana che porta l’intelligenza artificiale dentro i big del lusso

Tiscali News ha incontrato il Cto dell’azienda, Reinier Van Kleij

di Michael Pontrelli


La maggior parte delle aziende italiane non ha ancora un sito di ecommerce, ma uno dei settori più avanzati del nostro sistema produttivo, quello del lusso, sta già iniziando ad usare l’intelligenza artificiale per trasformare e migliorare i processi di marketing e vendita. Tra le protagoniste di questo cambiamento c’è anche una startup italiana, Wonderstore, che tra i suoi clienti vanta alcuni dei più prestigiosi brand del made in Italy. Tiscali News ha sentito il Chief technology officer (Cto), Reinier Van Kleij, per capire meglio la rivoluzione in atto.


Cosa fate esattamente per i big del lusso italiano?

“Nel web le aziende raccolgono i dati dei clienti e li usano per fare tutta una serie di operazioni di marketing come crosselling, upselling, reccomendation. Gli store fisici non hanno questi dati e noi stiamo cercando di porre rimedio. Semplificando al massimo possiamo dire che stiamo facendo diventare le vetrine e i negozi come i siti web”.


Come fate a farlo? “Applicando l’intelligenza artificiale, e in particolare il machine learning, alla computer vision. Cosa significa? Che attraverso dei sensori visuali, ovvero delle telecamere collegate ad un dispositivo Iot (Internet of things), contiamo e classifichiamo i clienti che si soffermano a guardare una vetrina o che entrano nel negozio”.


Cosa significa che “classificate” i clienti? “Che l’algoritmo di intelligenza artificiale è in grado di capire dalle immagini raccolte dal sensore il genere (uomo, donna), l’età, l’etnia, le emozioni, il look e perfino il brand dei vestiti che indossa. Facciamo dunque una profilazione della base clienti che consente all’azienda di conoscere meglio il suo mercato di riferimento e dunque rendere più efficaci le azioni di marketing e di vendita”.


Ci puoi fare degli esempi concreti di utilizzo di questi dati da parte delle aziende?

“Posizioniamo i sensori visuali nelle vetrine e nelle diverse aree all’interno del negozio. In questo modo possiamo monitorare l’intero processo di vendita. Per esempio possiamo misurare la percentuale di persone che si soffermano davanti al negozio e poi effettivamente entrano e calcolare, dunque, il cosiddetto conversion rate delle vetrine. Possiamo capire quali settori dello store vengono visitati maggiormente, capire quante persone ritornano successivamente e con quale distanza temporale. Per agevolare il compito delle aziende Wonderstore non solo raccoglie i dati ma, attraverso degli appositi algoritmi di business intelligence, li analizza, fornendo al management una reportistica periodica e l’accesso ad apposite dashboard, ovvero cruscotti direzionali, che riportano la sintesi delle varie misurazioni effettuate. Stiamo già lavorando in partnership con un’altra startup italiana per fornire un servizio di analisi predittiva, basato anch’esso sull’utilizzo delle più recenti tecniche di intelligenza artificiale”.


Chi sono i vostri clienti principali? Puoi farci qualche nome? "Purtroppo no, per motivi di riservatezza. Posso solo dire che per uno dei nomi più importanti del lusso italiano abbiamo installato la tecnologia Wonderstore in tutti i principali store del mondo: tutta l’Europa esclusa la Scandinavia, New York, San Francisco, Pechino, Shanghai, Hong Kong, Macao. Per altri brand siamo già partiti con l’Italia”.


Perché questa riservatezza? “La raccolta dei dati sugli utenti è un tema molto delicato sul fronte della privacy. C’è giustamente timore ma anche molta disinformazione. Per questo motivo ci tengo a sottolineare che le nostre attività non solo hanno superato tutte le verifiche imposte dal Gdpr (il Regolamento europeo sulla protezione dei dati) ma sono anche state classificate a basso rischio. I dati raccolti sono assolutamente anonimi. Non è possibile in nessun modo collegarli all’identità personale, a meno che non sia la stessa persona a fornire una foto che consente il riconoscimento, ovvero l’associazione del fotogramma rilevato dal sensore con la foto e dunque con l’identità personale”.


Perché uno dovrebbe fornire una foto al brand per fare questo? "Perché magari partecipa ad un programma di fidelizzazione e quindi ha interesse ad essere riconosciuto ogni volta che entra nello store. Gli addetti alla vendita potrebbero, per esempio, essere avvisati e informati sulle preferenze o interessi del cliente”.




Il lusso è l’unico settore in cui siete presenti? “No, è il nostro campo di specializzazione, e in questo siamo gli unici in Italia, ma abbiamo anche clienti nel food and beverage e nel settore dei trasporti. Per quanto riguarda il primo ambito Wonderstore sarà presente in una importante catena di bar brandizzati che partendo dall’Italia si espanderà in tutto il mondo. E stiamo iniziando a dialogare per portare la nostra tecnologia nell’ambito del vending machine ovvero i distributori automatici di bevande ma non solo. Sui traporti invece siamo presenti nell’Aeroporto di Torino dove misuriamo e classifichiamo il numero di passeggeri in arrivo e in partenza”.


Perché classificare i passeggeri? "La società di gestione dello scalo, la Sagat, riceve parte delle revenues generate dagli store presenti in aeroporto e i dati sui passeggeri sono utili per capire su quali negozi puntare al fine di massimizzare i ricavi. Gli ambiti di applicazione della computer vision e dell’intelligenza artificiale per migliorare i processi di marketing sono molto variegati. Tanti retailer, per esempio, guardano con interesse anche alla targeted digital signage”.


Di cosa si tratta? "Della gestione intelligente dei video proiettati negli store come leva di marketing. Grazie alla classificazione delle persone presenti in un dato momento nel negozio fisico, i video possono essere targetizzati per rispondere meglio alle esigenze dei clienti. Se in un dato momento c’è una netta maggioranza di donne si possono mostrare contenuti più in sintonia con i gusti femminili. Ma se nell’ultimo intervallo di tempo osservato i sensori rilevano in ingresso un grande flusso di uomini, allora si possono mostrare contenuti più in linea con il gusto maschile”.


Le tecnologie di intelligenza artificiale che state utilizzando sono state sviluppate da voi? "L’AI è ormai come l’elettricità. Per usarla non hai bisogno di avere un generatore in casa. La prendi dalla rete. Noi usiamo tecnologie già esistenti che personalizziamo in funzione dei nostri bisogni. Lavoriamo con diversi partner ma i più importanti sono tre: Microsoft, per quanto riguarda il software, il cloud e la business intelligence. Arrow per l’hardware e le operations relative alle installazioni e agli interventi di assistenza negli store. E infine Intel per quanto riguarda la tecnologia Internet of things. Con riferimento a quest’ultimo partner siamo l’unica azienda italiana presente nell’Intel market ready solution, ovvero il catalogo dedicato all’Internet degli oggetti del colosso americano. E questo è per noi un motivo di grande orgoglio”.



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